Oggi in provincia di Treviso il primo convegno nazionale. Pessina (Univ. Sacro Cuore): "In un mondo in cui la specializzazione impedisce di vedere l'intero, questa figura professionale crea connessioni".

GORGO AL MONTICANO (TV) – Professionisti in grado di coordinare e attivare il lavoro di rete, migliorare i percorsi assistenziali, valutare e veicolare i bisogni delle persone disabili: questi sono i disability manager, che oggi si sono ritrovati per la prima volta a convegno.
L'iniziativa è stata organizzata dall'ospedale riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza, che per primo ha introdotto in Italia il disability manager, ruolo rivestito dall'architetto Rodolfo Dalla Mora. Lo stesso Dalla Mora è stato anche eletto presidente della società italiana disability manager S.I.Di.Ma. , istituita proprio ieri. 

Un'occasione, quella del convegno odierno, per guardarsi negli occhi, condividere esperienze e riflessioni e soprattutto per puntellare i contorni di questa nuova figura professionale. 

"Non sono d'accordo sul fatto di identificare questo ruolo come una professione – esordisce Adriano Pessina , direttore del Centro di ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano -. Piuttosto, si deve parlare di una nuova competenza che si inserisce in altre professioni. Per esempio, l'architetto dalla Mora è prima di tutto un architetto, che ha imparato a guardare i mondi delle persone con uno sguardo più ampio".
Quello che serve, in ogni professione, è quindi una maggiore apertura: "Siamo in un mondo in cui la specializzazione impedisce di vedere l'intero, perciò serve una persona in grado di attivare le competenze, sapendo riconoscere i bisogni". L'esperto, parlando di disabilità, auspica prima di tutto un salto culturale, sostenendo che "bisogna prendere consapevolezza che non si fa nulla per i disabili, ma tutto per l'uomo e per il cittadino". Va combattuta, quindi, ogni categorizzazione, anche dovuta all'uso di termini entrati nel linguaggio comune, ma inadatti. Uno di questi è "diversamente abili": "Questa espressione deve essere bandita – spiega -, perché sancisce l'inferiorità della persona che non sa vedere negli altri la soggettività, ma solo la disabilità". L'invito è di non sottovalutare il peso delle parole, tenendo presente che "non esistono categorie speciali, ma uomini che hanno bisogni quotidiani, come tutti, che però richiedono mezzi straordinari".

Sul ruolo di "mediatore" del disability manager insiste Matilde Leonardi, coordinatore del comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio nazionale disabilità: "Spendiamo tanti soldi per la disabilità, ma li spendiamo male: i vari amministratori affrontano la questione a modo loro, ma non si parlano, non c'è confronto. Il disability manager si inserisce in questo gap, cercando di favorire il dialogo e mettendo al centro la persona". Quali competenze deve avere questa figura professionale? Secondo Leonardi servono soprattutto "sensibilità e creatività". E "creativo" si definisce anche Dalla Mora, che riferisce dell'importanza di "creare reti nel tessuto sociale, mettendo in connessione le diverse realtà esistenti sul territorio". (gig)

Fonte: Superabile.it   20.04.2011